La libertà è sopravvalutata
Il fondatore di Loom ha venduto la sua startup e non sa cosa fare della sua vita. Cosa faresti se fossi così ricco da non aver più bisogno di lavorare?

“Quando lavori a qualcosa che ti assorbe la vita per un decennio, è difficile rinunciare alla certezza e allo scopo a cui ti sei abituato.”
Questo è un passaggio di un blog post scritto da Vinay Hiremath, ex founder di Loom che ha venduto la sua startup per quasi 1 Miliardo di Dollari.
Il titolo del blog post è molto potente: “Sono ricco e non ho idea di cosa fare della mia vita”.
La long story short racconta di un uomo che ha dedicato gli ultimi 10 anni della sua vita al suo lavoro, e che ora che lo ha “perso”, non gli resta nulla se non il denaro.
Vi lascio qui l’articolo originale, se volete approfondire un’umana condizione.
In questo primo numero substackiano della Slow Newsletter voglio commentare 3 passaggi per analizzarne le dinamiche Fast di cui è permeato.
La libertà è una destinazione che non vale la pena raggiungere
Il primo paragrafo del post farebbe incazzare anche il comunistello più tollerante:
[…] Dopo aver venduto la mia azienda, mi trovo nella posizione—assolutamente difficile da comprendere per la maggior parte delle persone—di non dover mai più lavorare. […] Non ho più quegli impulsi di base che mi spingono a fare soldi o a ottenere riconoscimento. Ho una libertà infinita, eppure non so cosa farne e, in tutta onestà, non sono molto ottimista riguardo alla vita.
Da qui viene fuori un tema super inflazionato e super sputtanato oggi online: la libertà.
Il caro Viniay ha sgobbato come un matto per gli ultimi 10 anni, sognando l’exit con l’acquolina in bocca.
Pensava che diventare ricco lo avrebbe reso libero, e che una volta libero si sarebbe potuto godere la vita.
E invece guardalo ora, ricco ma insoddisfatto, come la cultura Fast vuole.
Io non so qual è la definizione di “libertà”, penso sia molto personale.
Ho rincorso il concetto di libertà per tanti anni, studiando diversi modi in cui poterla definire: da un punto di vista economico, filosofico, spirituale, relazionale.
Negli ultimi anni ho conosciuto tante persone che si definivano libere (poche lo sembravano davvero), e sono riuscito a farmi un’idea di che cosa sia la libertà.
Ci ho guardato dentro la scatola, ho assaggiato anche qualche cioccolatino.
E sapete cosa penso? Non ne vale la pena, lasciate perdere.
Io stesso sono tornato indietro e ci ho rinunciato.
Il concetto di libertà è culturalmente molto sexy, soprattutto in occidente.
Ma nessuno parla mai del fatto che l’altra faccia della medaglia della libertà è la solitudine.
“LiBeRo dAlL’UfFiCiO” significa niente colleghi e niente pettegolezzi in ufficio (quanto era bello cazzeggiare in fabbrica con i colleghi).
“SiNgLe e LiBerO” significa niente connessioni spirituali e romantiche.
“LibErO di ViVeRe dOvE vOgLiO” significa che non sei parte di una comunità di persone.
“LiBeRo dAl LaVoRo” significa niente purpose nella vita.
Mi fermo perché ho davvero tanto da dire sul tema, avendolo sperimentato in prima persona.
Gli dedicherò uno dei prossimi numeri della Slow Newsletter.
La cultura Fast ti indottrina al fatto che se sgobbi come un mulo, alla fine otterrai la libertà (o la pensione).
“Cosa farai una volta che sarai libero?”
Se non sai rispondere a questa domanda allora non vale la pena inseguire la libertà.
Non sederti su una sedia con una gamba sola
Ho iniziato a rendermi conto solo quando Loom era ai suoi primi passi, che mi sentivo molto sicuro della mia posizione nella vita, e molto di questo derivava da un’estrema gratitudine per il viaggio che stavo facendo.
Da questo passaggio viene fuori un altro dogma fastlifeiano: l’identificazione con il proprio lavoro.
Cringio molto quando vedo post buonisti acchiappalike su Insta che dicono “nOn SeI iL tUo LaVoRo11!1!”.
Può funzionare per beccare il like di uno spazzino, che fa un lavoro molto umile a cui purtroppo la società non riconosce un grande prestigio.
Ma che ne pensa il primario di cardiologia che ci ha messo 30 anni per arrivare a fare quel mestiere?
👨⚕️ “Cazzo, certo che sono il mio lavoro!”.
Identificarsi con il proprio mestiere è fondamentale per fare un buon lavoro, per andare in ufficio contenti la mattina e per trarre l’appagamento professionale di cui abbiamo bisogno come esseri umani (uno studio sul tema, ma bastava Maslow).
Ma come al solito, è la dose a fare il veleno.
Quello che è pericoloso è identificarsi UNICAMENTE con il proprio lavoro.
Ecco perché bisogna diversificare la propria identità e combattere con le unghie e con i denti affinché il lavoro non monopolizzi la propria vita.
Lo spazio per gli hobby, le passioni, le relazioni, le amicizie.
Se vogliamo mettere il culetto al sicuro, dobbiamo far in modo che la nostra identità sia definita anche da altro, oltre al lavoro.
Non è una mossa intelligente sedersi su una sedia che ha una gamba sola.
L’ossessione per le cose difficili (aka dipendenza da dopamina)
Dopo aver rotto con la mia fidanzata ho fatto quello che avrebbe fatto qualsiasi persona sana e ho deciso di esternare le mie emozioni scalando una vetta di 6800 metri sull’Himalaya senza alcuna esperienza o allenamento alpinistico. Nelle prime fasi del trekking nella valle, prima che il mal di montagna, il raffreddore e la bronchite cronica iniziassero a farsi sentire, questa sembrava l’idea migliore del mondo. Solo quando ogni persona che ho incontrato lungo il cammino mi ha chiesto da quanto tempo mi allenavo, ho iniziato a rendermi conto di quanto fosse folle quello che stavo facendo.
Vorrei abbracciarlo, il caro Viniay.
Capito? Questo ha deciso di “esternare le sue emozioni” scalando l’Himalaya, SENZA ESSERSI PREPARATO.
C’è una differenza sottile tra essere folli ed essere stupidi.
Ed essere ricco non ti rende immune alla stupidità.
Questa è un’altra caratteristica della Fast Life (no, non la stupidità, cioè sì, anche la stupidità).
Le persone diventano dipendenti dal cocktail ormonale che subiscono ogni giorno.
Ho fatto startup, so cosa significa.
Sei ogni giorno a duecento all’ora, non fai neanche lontanamente un lavoro rilassante, soprattutto quando hai gli investitori con il fiato sul collo.
Ti assumi rischi, a volte ti va male, a volte benino, rare volte benissimo.
Questa dinamica del rischio ad alcuni piace, e lo capisco.
Ma l’esposizione prolungata a questo tipo di “altalena” ormonale genera dipendenza (fonte)
Il caro Viniay, probabilmente in astinenza dalle grandi sfide a cui il suo lavoro lo aveva sottoposto negli ultimi 10 anni, ha pensato bene di farsi una dose al fresco dell’Asia meridionale.
Ho qualche idea sul modo in cui “esternava le sue emozioni” prima di cedere la startup (anestetizzandole col lavoro).
Chi sa esternare le sue emozioni sa benissimo che si può fare sul divano di casa, mentre chiacchieri con tua zia o con tua sorella.
Ma è noioso.
Ecco, le persone Fast non sono in grado di sopportare nemmeno il pensiero di passare anche una sola ora senza far nulla.
Ne sono completamente terrorizzate.
Rilassarsi è una skill.
Tante persone non hanno mai imparato come ci si rilassa perché la cultura Fast le ha educate al fatto che il relax è tempo sprecato.
Quindi per loro rilassarsi è un’attività psicologicamente dolorosa.
Ecco, Viniay per me rispecchia esattamente questa definizione.
Il relax avrebbe tenuto lontano Viniay dai pericoli dell’Himalaya, e forse lontano anche dalla necessità di scrivere un blog post come questo.
Cosa ne sta facendo della sua vita il caro Viniay?
Ora è alle Hawaii a studiare fisica. Ha scelto la via Slow.
Anche se sono stato molto critico, in realtà mi dispiace per Viniay.
Come lui stesso dice il suo è un “zeroth-world problems”, ovvero il migliore dei problemi che una persona possa mai affrontare.
Ma nonostante ciò, spero che questo suo disagio sia solo temporaneo, e gli auguro di venirne fuori al più presto.
Il mio tono critico è rivolto agli stakanovitsti, massimi esponenti dell’esibizionismo Fast che contribuisce a creare problemi come quelli di Viniay a gente che però ha molti meno zeri sul conto corrente.
Cari stakanov, la prossima volta che sacrificate la vostra salute, le vostre relazioni, le vostre passioni sull’altare del lavoro pensando che diventare ricchi vi garantirà la soddisfazione, ricordatevi di questa storia.
I soldi, risolvono solo i problemi di soldi.
Ne amplificano tutti gli altri.
GGN’s Annual Review 2024
A metà novembre ho lasciato Gran Canaria e sono tornato in Italia.
Una delle prime cose che ho fatto al rientro è stato riprendere in mano la musica e il mio strumento: la batteria.
La musica mi sbatte sempre in faccia un principio Slow evergreen, che chi suona conosce molto bene:
Se vuoi complicare qualcosa, aggiungi. Se vuoi migliorarla, togli.
Ho un unico proposito per il 2025: fare bene come nel 2024, ma con meno sforzo.
Un miglioramento per sottrazione, e non per addizione.
Un miglioramento Slow.
Sto applicando la regola anche al mio lavoro, infatti quest’anno ci saranno un sacco di novità… in meno.
Dopo aver calpestato vari terreni in questi 6 anni di creazione contenuti online, ho deciso di andare verticale sul tema del denaro.
Per 3 motivi:
-
è un tema di cui parlerei ininterrottamente
-
è strettamente correlato con la narrazione della Slow Life
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è quello che interessa di più alla mia community
Disciplina Finanziaria è il progetto lavorativo a cui sono più legato e che mi ha dato più soddisfazione in questi anni.
Ho quindi messo da parte tutto il resto e da quest’anno mi concentrerò sullo sviluppo del progetto per aiutare quante più persone possibili a raggiungere la stabilità finanziaria.
Il primo step di questo nuovo capitolo della mia carriera da creatore di contenuti è stata la live di Annual Review 2024.
Il 30/12 ho mostrato in live e a schermo condiviso tutti i numeri della mia finanza personale e professionale: fatturato, utile, costi, spese personali e risultati dei miei investimenti.
Li ho commentati e poi ho spiegato come fare una pianificazione finanziaria efficace per il 2025 (con template copia-incolla incluso).
La replica dell’evento è disponibile solo per chi ha acquistato Disciplina Finanziaria… e per chi è iscritto alla Slow Newsletter :)
→ Guarda la replica del GGN’s Annual Review 2024.
DF Freelance Mentorship (ver. Beta)
Qualche mese fa parlavo con un potenziale cliente che era interessato a lavorare con me per creare e lanciare il suo primo infoprodotto.
Chiedo: “quanto hai fatturato quest’anno?”.
Lui: “non ne ho idea, chiedo al commercialista”.
Ho notato che l’errore più comune (e ingenuo) che fanno le persone quando aprono partita iva è continuare a ragionare come se fossero dei dipendenti.
Quando hai partita iva sei un’azienda
E quando sei un’azienda hai bisogno di conoscere a memoria le metriche economiche e finanziarie che ti servono per prendere decisioni di crescita.
Sai qual è la voce di costo che incide di più sul tuo utile?
Sai se in questo momento ti conviene assumere qualcuno?
Conosci nei dettagli i flussi di cassa della tua attività?
Sai quante tasse dovrai pagare l’anno prossimo
Conosci l’EBITDA del tuo business?
Ti occupi personalmente della tua contabilità?
Se hai risposto NO alla maggior parte di queste domande, ho una cattiva notizia per te.
Ma ne ho anche una buona.
Sto mettendo su un percorso per tutti i freelance che vogliono far crescere la propria attività prendendo decisioni di business basate sui dati.
È un affiancamento 1:1 in cui creiamo un sistema automatizzato che traccia tutte le metriche economiche e finanziarie della tua attività professionale.
Ho in mente qualcosa su 3 mesi.
Durante il primo mese creiamo il sistema (ti fornisco tutti i template con formule già impostate, tu dovrai solo riempirli).
Nei mesi successivi interpretiamo insieme i dati e capiamo il livello di salute del tuo business, se stai crescendo o se stai morendo e cosa fare a riguardo.
Alla fine del percorso avrai messo in quadro tutta la contabilità della tua attività, avrai una panoramica completa sullo stato di salute del tuo business e avrai un sistema plug & play replicabile negli anni successivi.
Sai che questo è il percorso giusto per te se in questo momento ti stai chiedendo “ma non è una cosa che dovrebbe fare il commercialista?”
Vedi questo sistema come la tua bussola professionale, che ti dice in che direzione puoi andare con la tua attività per farla crescere e quali sono invece le direzioni che non devi assolutamente prendere.
È in fase beta, se ti interessa essere uno dei primi a testarlo candidati qui sotto
→ Candidati qui alla DF Freelance Mentorship
Il mio concetto di carriera
Secondo la cultura Fast fare carriera significa scalare gerarchie aziendali per fregiarti di Job Title più prestigiose, guadagnare più soldi e avere più… lavoro.
Per me fare carriera significa sgobbare per costruire un lavoro dal quale puoi prenderti 180 giorni di ferie all’anno.
Tanto più o meno la fatica è la stessa.
Ne ho parlato nell’episodio 5 di Pane & Slow Life.
Click surfing
📱 Non credo troppo nei sistemi che tracciano le abitudini, ma questa app sembra davvero carina.
🤖 Hai già fatto i buoni propositi? Se no, fatti aiutare da questo AI coach
♥️ Esiste un’app per tracciare le persone con cui hai avuto date romantici. Mhà!
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🤳 Hai presente quei video in cui la gente si scatta un selfie al giorno per X anni? Ecco, lo puoi fare con quest’app.
Se hai 5 minuti
🇺🇸 Il 59% degli americani pensa che i soldi possono comprare la felicità. Non sono troppo d’accordo.
💰 Spendere soldi è un’arte. Lo dice Morgan Housel.
🎨 Regola #1: “se ti fa risparmiare tempo, spendi quei soldi” (e altre 10 regole per imprenditori creativi).
🧟 Hai giocato (o visto) The Last Of Us? Il fungo zombificatore esiste davvero. È innocuo per gli umani, ma l’effetto che ha sulle formiche è veramente da film zombie.
🦾 Nel 2025 voglio automatizzare il 100% delle task di lavoro che mi fanno pensare “che palle, di nuovo ‘sta cosa”. Lo farò così.
Per questo mese è tutto.
Ci sentiamo a Febbraio,
GGN
Ps. se vuoi bruciarti completamente i ricettori della dopamina prova questo giochino
Pubblicato nella Slow Newsletter il 8 gennaio 2025.


