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Abbiamo un'idea malsana di ambizione

Si può essere slow senza rinunciare all'ambizione? Perché l'idea che lavorare bene significhi lavorare sotto stress è sbagliata, e cosa metterci al suo posto.

Luigi Nigro, gigienne14 gennaio 2026 · 6 min di lettura
Abbiamo un'idea malsana di ambizione

Slow Life e ambizione

“Non trovi che essere slow ti faccia accontentare e non si seguono sogni/ ambizioni? Può esistere un equilibrio tra essere slow senza stimoli e fast?”

Qualche giorno fa su Instagram, durante una sessione di domande anonime, ho ricevuto questa domanda.

La domanda è legittima, perché parte da una convenzione diffusa: se il tuo lavoro non ti causa stress e ansia allora non stai lavorando davvero.

L’idea generale di riflesso è che non si può essere rilassati mentre si lavora.

Se mentre lavori non sei costantemente sotto pressione allora non stai dando il massimo, e se non dai il massimo allora non sei ambizioso.

Messa a nudo così sembra stupida, lo so. Soprattutto per i lettori di questa newsletter.

Ma anche io, prima di decostruirlo, ragionavo secondo questo modello di ambizione

Quando lavoravo per altri, pressione, stress e ansia erano presenze croniche nella mia vita.

E più che accettarle le avevo normalizzate.

Pensavo fosse la condizione minima, il prezzo da pagare per poter essere socialmente riconosciuto come persona ambiziosa.

Da quando ho partita iva, pressione, stress e ansia esistono ancora nella mia vita ma sono sono acuti, limitati a periodi brevi e soprattutto sono gestibili.

E allora in me è partita la paranoia:

*“*Com’è possibile che lavoro in proprio con tutte le preoccupazioni e responsabilità del caso e non provo ansia, non sono stressato, non sono teso? Forse mi sto rilassando un po’ troppo. Ho perso l’ambizione che avevo un tempo? Forse potrei ottenere di più se facessi di più e alzassi l’asticella…”

Decostruzione del concetto di ambizione

Ma anche qui (per fortuna) la mia sana pigrizia ha preso il sopravvento.

Infatti prima di assecondare questo pensiero, ho provato a decostruirlo partendo dai fondamentali: “che cos’è davvero l’ambizione?”

“Mai smettere di inseguire i tuoi sogni”

Quindi chi ha raggiunto i suoi sogni, può smettere di essere ambizioso?

“Non accontentarsi mai”

Ma allora a che serve porsi obiettivi?

“Spostare l’asticella sempre più in alto”

Banale, perché ogni traguardo nella vita diventerebbe immediatamente irrilevante. Non perché sia basso, ma perché è stato raggiunto.

Nah, non può essere qualcosa di così stupido e insensato.

Illustrazione di un uomo in giacca che spinge un masso in salita verso un cartello con scritto Carriera, davanti al Duomo di Milano

Ambizione di Sisifo

Contemplando il modello Fast di ambizione, non sono riuscito ad ignorare l’analogia perfetta con il supplizio di Sisifo.

Il supplizio di Sisifo è un punizione eterna della mitologia Greca: il Re di Corinto, Sisifo, condannato dagli Dei per per aver osato sfidare la morte, deve spingere per l’eternità un enorme masso sulla cima di una collina, solo per vederlo rotolare giù ogni volta che sta per raggiungere la vetta, costringendolo a ricominciare da capo all’infinito.

Il supplizio di Sisifo è la metafora di un’esistenza in cui si lavora, si lotta e si ambisce senza mai arrivare a una vera conclusione o soddisfazione.

In questo mito, la fatica non ha fine né compimento: lo sforzo è continuo, ma il risultato è sempre annullato.

La condanna non è tanto la fatica fisica che deriva dalla eterna spinta del masso su per la montagna.

No, gli Dei sono stati molto più subdoli con Sisifo.

La reale condanna di Sisifo è psicologica: mentre lui spinge il masso e compie la sua fatica, è perfettamente consapevole che quel masso rotolerà giù di nuovo, di nuovo e di nuovo.

La condanna di Sisifo non è la mera e vana fatica, ma è la consapevolezza del fatto che la sua fatica è vana.

Spostare l’asticella sempre più in alto, quella che è comunemente definita “ambizione”, io la trovo più una forma nevrotica di insoddisfazione cronica.

Quasi un condizionamento pavloviano di matrice Fast: chi ne soffre non riesce ad apprezzare gli obiettivi raggiunti perché ci sarà sempre il prossimo obiettivo, che sarà ancora più importante e ambizioso, e così via fino alla morte.

Io mi sono guardato dal creare una realtà in cui l’ambizione diventa una prigione di insoddisfazione e ho cercato di costruire una definizione più funzionale e meno estrema di ambizione: lavorare ogni giorno con disciplina e costanza per migliorare in ogni area della propria vita, senza dimenticarsi di prendersi il tempo per godersi gli obiettivi che sono stati già raggiunti.

E allora, il mio augurio Slow per il 2026:

Se non sei soddisfatto della tua vita, continua a inseguire i tuoi obiettivi con disciplina e responsabilità, ma non dimenticare di apprezzare gli sforzi che hai fatto per arrivare dove sei ora.

Se invece ne sei soddisfatto, resisti alla tentazione di alzare l’asticella. Lasciala lì dove si trova e impegnati per preservare lo status quo. Riconosciti il merito di essere arrivato dove volevi e goditi quello che hai ottenuto: questo é il successo!


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📖 Cosa sto leggendo? Questo. Brutte notizie per Millenial, GenZ ecc: le nostre pensioni sono matematicamente a rischio, anche se continuiamo a pagare i contributi.


Alla prossima :)
GGN

Ps. Spero che il tuo capo non sia nei paraggi perché ti sto per consegnare un gioco che ti distrarrà dal lavoro e ti farà cadere la lacrimuccia: eccolo, divertiti!

Pubblicato nella Slow Newsletter il 14 gennaio 2026.